Governo stabile: Augusto risolse coi matrimoni

Governo stabile: Augusto risolse coi matrimoni

Il primo imperatore di Roma organizzò molti matrimoni per conservare il potere alla sua dinastia. I ritratti dei discendenti all’Ara Pacis, donazione Fondazione Sorgente Group di Valter Mainetti.

di Valentina Nicolucci | 31/01/2021 ore 11:10

In questi giorni l’Italia sta vivendo una profonda crisi di governo. Da un lato i politici che esercitano tentativi di alleanze, sottili equilibri di potere e “intrighi di palazzo”. Dall’altro i cittadini che si augurano un governo stabile in grado di affrontare al meglio le due emergenze: sanitaria ed economica. Nulla di nuovo però. Nelle varie forme di governo, che si sono succedute nella storia, gli intrighi di corte fin dall’antichità rivestirono un ruolo importante e strategico. In tal senso è esemplare la strategia ‘’matrimoniale’’ adottata dal primo imperatore romano, Augusto. In marzo è prevista, tra l’altro,  la riapertura del suo Mausoleo (restaurato col contributo della Fondazione Tim), che per testimoniare l’unità famigliare, conteneva le ceneri di tutti i suoi discendenti nella celebrazione di una gloria imperitura.

Per la mancanza di un erede diretto, nonostante i suoi quattro matrimoni, Augusto doveva trovare una giustificazione da presentare al Senato e al popolo romano. L’ideologia dell’adozione si rivelò perfetta per nominare un erede tra i suoi discendenti, ma il vincolo del matrimonio venne sempre più utilizzato nella prospettiva di avere poi uno o più possibili eredi che avessero una precisa discendenza.

Il prescelto per l’eredità nominale ed ideale fu Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia, sorella di Augusto. Ma non fu sufficiente la sua adozione a sistemare il futuro dell’Impero, infatti Augusto, organizzò le nozze tra il giovane Marcello e la sua unica figlia Giulia nel 25 a.C., appena quattordicenne. Erano bellissimi, nel pieno della giovinezza, consapevoli del ruolo che avrebbero dovuto assumere. È possibile conoscere e ammirare il volto del giovane principe nel ritratto in marmo pario della collezione della Fondazione Sorgente Group, in cui è evidente la fierezza delle sue origini. Purtroppo Marcello morirà presto a soli vent’anni, provocando dolore e preoccupazioni allo stesso Augusto, che tante speranze aveva riposto nel giovane.

Così fu necessario percorrere un’altra via e trovare un altro sposo per Giulia e la scelta cadde subito sul migliore e fidato uomo, Marco Vipsanio Agrippa, che sebbene fosse un homo novus, poteva certamente essere un valido padre per i futuri eredi, mantenendo comunque salda la gens Giulia. Il matrimonio porterà i suoi frutti con la nascita di cinque bambini, discendenti diretti del princeps: Gaio nel 20 a.C., Giulia minore nel 18 a.C., Lucio nel 17 a.C. Agrippina nel 13 a.C. e Agrippa Postumo nel 12 a.C., a pochi mesi di distanza dalla morte del padre.

Augusto si apprestò a nominare Gaio e Lucio, quali Cesari, quindi suoi eredi alla successione imperiale e le speranze si riaccesero. Anche i loro ritratti in marmo sono presenti in due splendidi esemplari nella collezione archeologica della Fondazione Sorgente Group e, insieme al ritratto di Marcello, le loro copie in gesso sono sempre fruibili presso il Museo dell’Ara Pacis, grazie alla donazione di Valter e Paola Mainetti, che presiedono la Fondazione.

Il destino fu ancora avverso e i due giovani, Gaio e Lucio, morirono anch’essi giovanissimi. Così Augusto rimanendo senza successori non ebbe altra scelta che scegliere Tiberio, figlio della sua quarta moglie, Livia. Però Tiberio non aveva sangue Giulio e così Augusto impose che a lui succedesse non il figlio diretto, ma Germanico, figlio di Druso Maggiore (fratello di Tiberio) e di Antonia minore, figlia di Ottavia, sorella di Augusto.

Per rafforzare la linea di successione a Germanico fu imposto di sposare Agrippina maggiore, figlia di Giulia e Agrippa, affinché la loro discendenza potesse proseguire rafforzando la Gens giulio claudia. Il loro matrimonio deciso a tavolino da Augusto, fu suggellato da un profondo amore e profonda stima tanto da essere ricordato dalle fonti antiche e da portare alla nascita di ben 9 figli. Sempre nella collezione della Fondazione si trovano i ritratti di Germanico, di sua madre Antonia minore e un prezioso cammeo antico con l’elegante profilo di Agrippina maggiore.

Il progetto di Augusto sembrava aver avuto successo e alla sua morte nel 14 d.C. la successione sembrava essere al sicuro, senonché nel 19 d.C. morì anche Germanico, sembrando annullare il percorso compiuto, ma il matrimonio con Agrippina aveva già dato i suoi frutti e così dopo Tiberio, divenne imperatore il loro figlio Caligola nel 37 d.C. a 25 anni.

Dopo il suo breve comando fino al 41 d.C., la successione dovette passare obbligatoriamente a Claudio, fratello di Germanico, poiché Caligola non aveva figli. Alla morte di Claudio anch’egli senza figli, si seguì la linea dinastica progettata da Augusto, passando il potere all’ultimo imperatore della Gens giulio claudia, Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, figlio di Agrippina minore (figlia di Germanico e Agrippina maggiore)

I matrimoni voluti da Augusto, portarono ad una linea dinastica di sangue nell’ossessivo desiderio che la discendenza mantenesse salda la gens di appartenenza e garantisse anche la pax augusta, con la conseguente stabilità, prosperità e il potenziamento economico e culturale di tutto l’Impero.

www.radiocolonna.it – 31/01/2021